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AudreyHoleracconti randagi elemosinati a una mente da bar September 10 Passi metropolitaniNessuno attraversa la strada, sono il primo, ma non ho paura... Mi muovo quasi sempre sottoterra e la cosa mi rende incredibilmente a mio agio... Le ragazze disegnano ovunque sotto questi orologi che hanno il nome dell'inizio del nostro universo. Solo quello conosciuto, si intende...e io, i loro ritratti, vorrei toccarli tutti... Prati che sembrano tappeti, i lampioni a olio, la musica ovunque, le persone che diventano aquerelli, la birra amara e sgasata, l'odore del legno, ma soprattutto questo fiume...specchio di una città dalla storia tortuosa come le sue vie...sembra un lavandino perfetto, dove pulirsi le mani dopo aver ucciso prostitute addescate nei pub presentandosi come Jack... Qualche passo avanti a tutto, per cercare di non pensare a niente... Londra, 3.43, notte, sembrerebbe pomeriggio se solo ci fosse luce. September 09 Cordate in alta quotaIo non ho la cura, ma se vuoi possiamo bere un pò insieme...e parlarci di noi. E il fatto che una ragazza da quando diventa donna cominci a sanguinare per la maggior parte della sua vita la trovo una metafora incredibile, quasi profetica…di dolore, fascino e turbamento. I piani suonano le loro note a volumi altissimi in questo agosto raccapezzato e le mani delle ragazze giuste compiono cerchi perfetti, come ballerine immobili in posti strani dello sterno. Sulle coste della toscana a parlarsi sottovoce, a cibarsi di tutto ciò che si vuole, a cercare il caldo anche quando è naturale che scompaia. Alcune femminilità sono così naturali nel fare cose semplici che capisco subito perchè le donne sono bellissime, e la risposta sta nei gesti, nei silenzi, nelle risposte giuste. L'odore di olio, l'oppio scuro, le mani che sembrano adagiarsi come membrane alla pelle tiepida, il burrocacao da schiena. Assomigliare a porte d'albergo, di Motel dalla dubbia moralità, con appeso alla maniglia il cartello non disturbare. La chiave sta nel segreto di ascoltarsi, nella forza di sentire. E le ferite d'arma da fuoco, il dolore del parto, che mi fa sudare da quel punto dietro la schiena, che non posso neanche girarmi del tutto con quest'ago nel braccio e la vita non ti lascia più in pace nemmeno per pisciare. E allora capisci le frasi celebri di Bruce Willis quando abbatte elicotteri con una mano sola. Vienimi a spiegare ora perché penso a cosa vuol dire Times New Roman, mentre vado a trovare farmacie notturne, dopo aver vissuto per un po’ a lume di candela, con il passito sulle dita, in una capanna di legno… "Pietrasanta non la raggiungerai mai, ma in fondo che ti importa". Credo assomigli a qualche frase pronunciata dai templari, che difendevano umanità incredibili dietro a simboli leggendari di improbabile realisticità. Con le uniche armi possibili, quelle impugnate a mano... E pensi mai ai brutti sogni dei gradini? Alle albe su paesaggi inutili per quasi tutti tranne che per loro? Che potrebbe essere tutto diverso solo guardando le labbra giuste? La rabbia divora, la coerenza credo somigli a provarla fino in fondo...e non insegnarmi come si prepara un russian bianco, perchè su alcune cose, ti assicuro, avrò ragione. Qualche live improvvisato tra vicoli di quartiere, chet baker, sì soprattutto lui…Infine sento latenti le terribili battaglie per cose voraci, da sentirsi la terra sotto le unghie, da soffrire fino a perderci il sonno, da accorgersi che alcune cose contro cui si combatte sono proprio spaventapasseri...però a guardali, stanno proprio nella posizione di cristo, come togliergli la loro credibilità?... Cerco vinili, ancora, nelle mensole impolverate della calda Bologna, madre cattiva, con un seno sicuramente perfetto seppure un po’ troppo grande. E piazza maggiore diventa un cinema enorme, dove un regista è esso stesso una coincidenza e fa parlare con la propria voce attori in bianco e nero che rapinano banche, che intraprendono battaglie…E gli orologi hanno subito il sapore delle arance… Una piccola iena mi dice che sembra proprio che parta la proiezione di un film a veder girare quel LP-1120 color legno...E paiono mani rovinate di una cameriera dell'ecuador le orme rovinate su questa sabbia. Vedo dei fuochi artificiali dalla spiaggia e io non guardo il bagliore di neanche uno di loro se non dal riflesso dell'acqua. Solo questo credo sia il caso di una bella riproduzione. E giocare nudi, tra sconosciuti, nelle cucine che diventano salotti, rigorosamente a luce di candela, che tutto il resto fa male agli occhi…”tutto questo sarà un corto tragicomico”, dal titolo già scritto, dove riferimenti a fatti e persone citati sono tutti incredibilmente reali…e la realtà è una corda che scorre veloce nella mano sinistra, a bruciarla se il peso che la tira è troppo forte… Esagerazioni subliminali, voglia di perdere il tempo, ecco alcune cose che rincorro d’estate, come dice il cantautore dal nome che mi somiglia inseguendo aquiloni. E come sempre di alcune cose mi importa terribilmente e di altre per niente, che a volte mi sento un joker interpretato male, a sorridere del caos, a chiedere di raccontare la storia delle mie cicatrici. L'odore di zolfo è meraviglioso, mi ricorda inferni in cui si è scelto chiaramente di saltare lontano da ignavi purgatori…e mi trovo a maledire, insieme a Perla e Piccola un pontile troppo illuminato, da provocare sbadigli, da togliere lo sguardo nel buio. Che Gaetano ci farebbe un falò con queste assi di legno... Cosa ricordi della Svezia tu? Pochi capelli neri...e la voglia di tornarci. Chi non muore si rivede è un detto geniale e leggero, ma diventa subito terribile se si pensa al suo contrario. E via cento questa notte mi sembra quasi una forza della natura, inghiottita dalla notte, con i suoi platani mortali, con i suoi fossi marci che paiono salamoia...ad attraversarla con questi occhi stanchi mi sembra di essere in pericolo su una carrozza di un paio di secoli scorsi... E forse io...per la strada, avrò perso qualche chiave, però ho sicuramente gli occhi per vedere qualcosa di importante anche se non brilla al buio, soprattutto se può aprire qualcosa. July 09 FiumeQuesta notte non voglio dormire...e per questa notte intendo mai.
Bukowsky riteneva che l'alcol fosse un lubrificante sociale...Io capisco cosa voleva dire. E non è un caso che abbia incontrato Fante...e abbiano parlato dei bordi, del tabacco, della polvere...
La luna oggi taglia, qualcuno te lo sussurra all'orecchio, crederci o meno non è una necessità, ma un'occorrenza se sei incline a sentire ciò che fa male.
Registrare questo sipario nero è stato strano, vivere dentro ai suoni è esattamnte come te lo aspetti, infettivo e vorace. Le pareti ti cambiano, come il cibo malsano e le ore piccole...come la forza delle idee. Per arrivare all'angelo rosso seguo il samoggia, le rive dei fossi, i papaveri. Mi sembra una cosa naturale, e in effetti lo è. Il letto del fiume, il suo fondo...E chi può biasimare la paura di chi per dormire ha un letto così...
In relatà mi aspettavo un pò più di clemenza dal fato, e mi trovo con la mente in una sala d'attesa di ospedale, a contare le ore attraverso il suono di un elettrocardiogramma. E cosa resta, nella corteccia, in quel posto ancestrale che abbiamo in questo corpo idiota...
Pensavo inoltre, che dal peccato originale si fosse fatta più esperienza...Che tutto sommato un pò mi annoio, e questa volta non centra l'attesa.
E la laurea mi sembra un'anastesia calda, per la temperatura mi da una mano la pianura, a non sentire invece non mi da una mano nient'altro.Le favole dei vagabondi, le luci rosse, le ragazze con i vestiti lunghi e leggeri...
Vivere il mio paese, di mattina, con tutte le pieghe della notte sul petto, mi sembra il regalo più grande che mi fa questa festa di appartenenza politica scompaginata, dove si mischiano notti e giorni liquidi e a loro modo crudeli, che con alibi sconclusionati chiamano luglio e un ulteriore passare di luna per la mia età.
Collegare giradischi mi sembra un passatempo appagante, come le camere delle sconosciute, come le persone che valgono.
E non mi importa di niente, tranne che di tutto...
O fuoco in un fondo...a tutti gli esseri umani che non si muovono per camminare, a tutte le strategie inutili che non ho mai voluto neanche assaggiare, ai castelli di sabbia che vorrei essere vento per portare via, a chi ti insegna qualcosa essendo e non parlando, alle rive dei posti che hanno quell'odore acre e infinito, alle zanzare che portano dentro il mio sangue, ai sapori dolci e che si fa fatica a raggiungere, al suono delle labbra sottili...
Che notte splendida per le iene, potessi tenerla tutta sotto le unghie questa rabbia e portarla in un mare che voglia ascoltare...
April 16 Fachiri e controindicazioniCi sono cose che probabilmente non sentirai mai, le stesse
cose che nessuno forse è in grado di darti. Ma io le so lo stesso, fanculo, e
le penso ogni giorno. E io sono dei mostri, non dei normali. La libertà assomiglia a una matriosca fatta di due donne
bellissime, ognuna con una storia da raccontarti. La prima ti dice che serve la
condizione per essere liberi, quella che non ha celle, diritti mancanti,
bisogni insoddisfatti, parole taciute. Ma la seconda, più giovane e sottile, mi
dice che la parte più raggiungibile è proprio quella che manca alle nostre
fottute generazioni: la voglia di essere liberi. Perché una grossa bugia
nasconde tutto in scaffali di legno standard che assomigliano alle tanto
adorate madonne anoressiche che piangono per finta. E i miei nonni ridono quando parlo in dialetto con loro. E io piangerò quando loro smetteranno di farlo. Penso ai modelli, ai maestri, che come dice Pasolini devono essere mangiati e superati. E mi viene naturale immaginare Drugo dei fratelli Coen: perfetto, incompleto e sbagliato. E chi crede che questi tre aggettivi possano stare insieme forse un po’ mi somiglia. Del resto negli appartamenti che sembrano soffitte, a macchiarsi la bocca di malto, scopro che c'era uno che aveva un anello antropomorfo che era il suo capo. Alcune cose poi chiudono cerchi e sembrano comunque apparentemente enigmi, basti pensare che la voce di Milhouse e del bambino di Shining sono la stessa. E i tricicli sono un bel modo di spostarsi, fino a che non senti il rumore di quelle ruote, in corridoi come quelli, vicino alle dimore di Foscolo. Le sedie bianche, i cavi elettrici un po’ curvi, le cicatrici dei fili d’erba, la voce dei binari, le battaglie delle scope, i quadri che si formano nelle stanze buie, le lumache che muoiono ingiustamente, gli incubi delle lanterne. Passeggio per via Paolo Fabbri e ci sono sere come queste a Bologna, in cui Guccini dovrebbe urlare nelle orecchie a tutti, vicino alle stazioni. April 06 C'è chi dice...Nelle sessioni ricreative, i milanesi ammazzano il sabato. E il vinile suona da Dio in questo gioco, dove la pelle
tocca il legno, altra pelle e si tinge di colore. C’è un albero, tornando da Bologna, che mi è sempre sembrato
un posto perfetto per pisciare…Quando gli aperitivi cominciano troppo presto, o
troppo tardi, o quando di svegliarti non avresti voglia mai, che ti grida in
testa un urlo che sa di viscere… E i mariposa cantano che coi televisori grandi si vedono i mostri grandi C’è gente che mi dice che sono instabile Io non ho pace, e se non ti piaccio più, per che cosa piangerai Perché con la Y è quell’americanata che vuol dire pupazzetto Dai che mi piace morire da cervo E’ che sono molto sensibile se mi tocchi il palmo della mano La certezza di ogni novità è abitudine già dalla sua metà Sotto banco vendiamo tutto, anche le sigarette a un prezzo leggermente ridotto Ma scusa…nel gelato al caffé c’è la caffeina? Queste due dita non mi vanno Ve l’ho anche chiesto se volevate del cavallo Concedetevi di penetrarla in modo eccezionalmente lento Se per bastone tra le ruote intendi un p…..o allora è un bastone tra le gote Loro fumano perché nel fumare proiettano i loro problemi per poi interiorizzarli cercando di esorcizzarli Lì dove nasce la felce March 24 Matite, nuvole e vino“Sveglio!”…Pochi secondi, mente vuota, occhi che
scrutano…Che memento è una bellissima pellicola, ma anche un modo in cui si destano
ogni tanto le persone come me…Poi il non riuscire a ricordarsi di dimenticare è
un’altra storia interessante, sicuramente difficile, davvero…per me… Pierino vince un ombrello con la vodka pelosa al
supermercato, Spugna cerca di aggrappare Pimpy con l’arpione metallico a monete
con noi che gli urliamo “Abbassalo!!! Ora!!!”…Poi via a saltare pozzanghere
come fossi, alcuni per mano, altri a cercarle, con gli occhi truccati di nero. Qualcuno che non sente, qualcuno che non respira, qualcuno
che non ha…La nicotina è una bestia strana, che nella mente mi appare morbida e
arancione come i filtri delle sigarette. Il deposito giordani me lo immaginavo
proprio così, con un vecchio pulmino in un angolo, i ragazzi morti con gli
strumenti che funzionano male, ma con tanto di quel cuore alle spalle, nelle
parole e nelle mani, da fare paura. Come i dipinti di Frida, le sue donne che zoppicano e i cani che piangono, che non si tratta di fidarsi o meno, ma di perdersi nella bellezza di un essere femminile ubriaco di vita, sensibile e sanguinante. E con loro gli scheletri messicani, simboli incredibili e festosi, denti bianchi separati da linee nere, senza gengive, dai cognomi Calavera. E dopo tutto io non riesco pensare ad altro che a: vino toccami, pelle replica, bocca baciami, grano nevica... E questa macchina ora, dovrebbe essere una reggia per
contenere questo gesto, che i tuoi occhi, con quel taglio dolce e un po’ triste
mi danno sempre i brividi, come fanno solo le principesse nere o le persone che
hanno segreti meravigliosi. Sarà difficile dormire Enrico, e i banconi dei bar con
questa musica improvvisamente da Milano-da-bere sono solo gradini nuovi in cui
ognuno corre in un modo diverso. “Torno io a prendervi lì, arrivo, !arrivo!!!, ho un faro
solo” Arancia e amaretto di saronno dopo le quattro è un azzardo,
come un bluff da doppia coppia su un piatto troppo grande, però si può fare.
Soprattutto se hai disegni sparsi ovunque, se guardi cortometraggi assurdi
proiettati su una parete, se quello a cui passi da fumare ha
disegnato il re bianco, se ti lavi la faccia in un bagno con Piera degli
spiriti, se il salotto è affrescato dalla scommessa che hanno fatto i ragazzi
morti, quella di condividere, come la birra che mi da Luca sotto il palco o
come i filmati di Toffolo da bambino, nei quartieri popolari che conosco dalla sua
matita. E lui che saluta, tutt’ora adolescente, sul divano di casa, chiamandoli
mamma e papà quelli che erano i suoi genitori, ripetendo più volte che sua
madre era bellissima… Poi si diventa tutti orchi, nella mattina dopo la notte in
cui qualcuno trema, separati a Pordenone, in case stanche e cariche di sogni di
chi ancora sa davvero desiderare. E la libertà non si compera…ma la possiamo cantare. February 19 Maledetti cartelli stradaliE capire che non si è liberi è la vera conquista… Come posso parlare di me se tu gli darai un significato Ho smesso di spiegare da quando penso che non c’è nessuno che possa capire Che il silenzio e il non fare rumore sono virtù romantiche e che fanno una paura terribile…ma solo se hai un pubblico…e se non ce l’hai allora resta il detto più saggio del mondo:”che si può anche stare zitti se non si ha niente da dire”… Sedersi un poco da soli…Adolescenti per sempre… Le pareti sono solo rette infinite…che alla fine finiscono per incontrarsi tra loro formando angoli E gli angoli sono un posto perfetto per morire… Perdersi è la risposta…la soluzione…l’unica risorsa…ma non lo puoi cercare, non lo puoi leggere, non lo puoi credere…forse viverlo puoi…in un mondo e in un modo che non conosco…E per non conoscerlo non intendo il non riuscire a farlo, ma non capire il come e il perché… Che le capacità non sono tali se non si riescono a controllare…
E uccidere le sensazioni, per sentire quello che ti sussurrano all’orecchio prima di morire, quel momento dove ogni cosa è sincera e lascia solo ciò che è…come nelle grandi rappresentazioni
“Quello che si fa in due si fa anche in tre è il trailer di un film porno o una citazione di Pasolini? C’è un po’ di pasolini e un po’ di porno in tutti noi…”
Cercare un posto in paradiso non fa parte di come sono fatto…ma cosa lo è? Forse prendermi quello che voglio…ma bisogna averne le capacità…le mani giuste… Maledetti cartelli stradali tutte le direzioni, maledetta la mia assenza di orientamento…
Le alci sono animali stupendi, ma bisogna saperci trattare. Anche quando le mosche invadono la carne prima che tu possa consumare il tuo pasto…nelle terre selvagge.
January 23 Siamo egocentrici come i gatti scappati dai condomini
Siamo egocentrici come i gatti scappati dai condomini…ecco la voce che arriva dalla centrale elettrica e le sue luci. “Quanto pensi di metterci?”…”Tutto il tempo necessario”…E io te lo toglierei quel viso impassibile, piantando gli occhi nei tuoi. E ti direi che le parole sono importanti e quel tempo necessario può essere troppo lungo per me da aspettare…Te lo spiegherei a schiaffi come Moretti in palombella rossa…Te lo spiegherei come si fa alle donne che ci mettono troppo tempo per truccarsi… Ecco come dialogo col destino…o con qualunque cosa mi aspetti. L’attesa, mi piace da morire…è una verità che divide la parte vorace che vuole colmare l’assenza e quella che gode dell’indeterminato e del possibile. Sorrido a Buzzati e al suo deserto dei tartari, che mi sembra di viverci nella fortezza Bastiani. Gli sorrido di lato, come quando oltre all’ironia c’è intesa su qualcosa di a suo modo terribile.
L’immortale è bianco, come le rose che non chiedono sangue. E mi viene da pensare una frase del genere proprio sopra distese interminabili di neve su una di quelle panchine metalliche sospese, che l’uomo chiama seggiovie.
Delle cose di cui non sono capace sono proprio sicuro, di quelle invece in cui mi trovo abile, non ho alcuna certezza. E nell’essere rassicurati nessuno di noi finirà mai la soddisfazione…alcuni forse però ne finiscono il bisogno. Su alcune incredibili verità si possono scrivere delle storie, mentre altre volte sono le verità che ci vengono spiegate da racconti stupendi. Filosofia delle pareti, i vizi della società del consumo, e gli incontri buddisti in Saragozza mi si dipingono sulla retina come una conseguenza di tutto questo, non come una scappatoia...
Ho fatto un corso di scienze politiche, sono portato naturalmente ad avere una appartenenza di partito, me lo dicono le feste dell’unità in cui passeggiavo da bambino e forse un po’ anche la storia del mio cognome…Però devo ammettere che capisco il significato per cui è da un po’ che la politica mi disgusta e credo sia lo stesso motivo per cui posso passeggiare per la capitale del sacro romano impero…sì credo che il problema sia proprio l’Italia.
Che persino sul mio tabacco da masticare è cambiata la legislazione…e queste maledette imposte diventeranno gradini tropo alti e vi rinuncerò come alle cose accessorie. Quando invece le regole di un buono SNUS sono sempre le stesse: tabacco cubano, acqua norvegese, fatti in Svezia. Che sia proprio io ad aver accentuato l’attenzione su questo fenomeno di importazione?!?!…no no…non sono mai andato di moda. Manca poco dai…arriveranno a tassarci anche i piedi, che diventerà troppo costoso persino camminare e gireremo tutti sulla sedia a rotelle e ci si troverà a produrre birra alla vecchia orsa nel programma di assistenza invalidi…
Se però hai le carte giuste da giocarti, è anche un attimo trovarsi sotto un cielo di campagna con un badile in mano, a essere l’imperatore di un fuoco e delle sue braci, con cui si cuocerà la tua carne. Oppure a vedere uno dei tuoi amici mettere in bocca l’intero contenuto di una confezione di caramelle ultraforti alla menta, cercare di comunicare il proprio disagio a mugugni e infine diventare satanicamente pelato.
I mondi di Kubrick e le scenografie di piazzetta betlemme, la finestra di via Piella sui canali, la Sposa del vento, la mani di Seta, un paio di fotografie stupende, in bianco e nero, appoggiate distrattamente sotto un posacenere, in un terrazzo d'inverno con una luce che impedisce la vista di quasi tutto ma non dei profili...
Mentre raggiungo la sala prove vedo una sedia a bordo della strada ghiaiata. E’ colorata di un azzurro spento. L’ho vista per un attimo, illuminata dai fari, non ho neanche rallentato. Una volta sorpassata mi sembra proprio che patisse il freddo di questo inverno e mi ricordo dove l’ho già vista e perché questo moto di affetto. E’ una di quelle sedie che c’erano negli asili, quando eravamo piccoli noi degli anni ottanta…e mi viene subito in mente che da quel decennio non si esce vivi. D’altronde sono nato proprio nell’83, l’anno del “Senso della vita” dei Monty Python, qualcosa vorrà pur dire.
Ci vorrebbe proprio un bianconiglio qualsiasi, a gridarci forte in un orecchio che è tardi e che poi ci accompagnasse in un mondo nuovo. Almeno per un po’.
December 05 AutunnoSì esatto piove, ma non sono sicuro di considerarlo un problema. “La pioggia come opportunità”, avanspettacolo emiliano nelle notti del Saara, ecco cosa mi viene in mente invece che pensare alla tesi. “Senza nessuna H si scrive il nome di quel deserto, ne sei sicuro?” Mi sembrava più adatto sospirarlo, almeno per rispetto ai predoni e alle atroci sofferenze dell’arsura…o a quando ci vedi l’alba, che il tuo respiro sicuramente fa quel suono. Bè c’è chi adora i panorami stupendi, immortali, sono tra questi sia chiaro, ma ho anche dentro quella nostalgia della nostra pianura, il cielo grigio anche di notte, la nebbia che ti ruba come un guanto, l’aria che sa di acqua…Non è forse un mare tristissimo e immenso l’orizzonte infinito che circonda le due torri? I cantautori, ecco perchè è naturale nascere tristi e romantici a Bologna. Gli umori cadono più veloci in autunno, soprattutto per chi è randagio, ma c’è la settimana del jazz nella mia città dei portici, e credo sia un buon momento sia per essere allegri che per piangere se qualcuno suona in un modo così libero che non rimane che ascoltarne il sapore. Le colonne dalle luci arancioni, le notti che si specchiano nelle pozzanghere, le osterie viste attraverso i bicchieri di vino, i polpastrelli delle ragazze dai capelli ricci, l’odore del legno, il fumo che colora l’aria…ecco a cosa somiglia questa musica dietro le palpebre. C’è un ragazzo americano di fianco a me, non apre gli occhi per quasi tutto il concerto e mentre Mehldau suona i Radiohead io mi chiedo cosa stia pensando quella ragazza che balla sui palchetti del teatro, ma non trovo risposta, solo un’intuizione, come poi è quasi tutto per me. Leggo Tres su un autobus in strada maggiore, in silenzio assoluto mentre la mia testa urla: ”quanto occorrerebbe oggi una rivoluzione” rubando le parole a Moltheni. E lo urla così forte che per un momento supera il suono delle ruote sui pavimenti irregolari e bellissimi di questa via. Poi viene sera e vorrei essere a Firenze a bere martini lung’Arno oppure a Roma su quel terrazzo stupendo, a bagnarmi la testa bevendo tanto russian da perdere l’equilibrio. Cos’è che ho sognato stanotte da svegliarmi così male stamattina…no anzi…cosa continuo a sognare da due anni? O che sia l’assenza di sogni? I fili d’erba di una campagna ghiacciata, gli spazzini del tempo, le lucciole che non vivono più, i tassi di cambio, le rose nere. Penso sarebbe bello baciarsi fino a capirsi davvero. I marta sui tubi parlano di scrivere poesie sulla schiena usando i nei come punteggiatura e mi drogo con loro di caffè e malto, mentre mettono giù le loro idee in quel modo umano e che sembra una storia raccontata bene. Che strano trovarsi sullo stesso tappeto dove ho registrato anche io con un chitarrista che ha nelle dita la possibilità di parlare. I salotti mi piaccio a luci basse e con le persone giuste. Il vino è tutto per me…I national dicono anche che sono l’uomo di novembre e Milano mi deprime in un modo che sa proprio di Italia cazzo… Ma poi perché Lynch è un fottuto genio che neanche gli Afterhours mi farebbero riprendere da questa tangenziale. C’è un maledetto mondo che ha delle redini strane, che so prendere a due mani, e sta in un cielo di ghisa arancione anche quando è notte da tempo. Tutte le volte che mi chiedo: “cosa c’entra adesso questo?”, mi ricordo che ho nello zaino un libro sui derivati finanziari e uno di poesie di Neruda e mi sembra naturale rinunciare a capire. Dal finestrino del treno vedo le luci sui pali a tridente dell’aeroporto, che viste dalla campagna, bianche e spettrali, con le lepri che gli corrono in mezzo inseguendo il niente, sembrano trinità pagane di una fantascienza strana e mi viene subito da pensare a delle cose quotidiane e surreali, come il mestiere del casellante autostradale descritto negli spettacoli di Benvegnù. “Cosa bevo stasera?”…Qualcosa di cinematografico sicuro. Sono caduto, che brutta figura…Ma che mi importa se sento tutto quello che faccio come piastrelle umide sotto un palmo bagnato. Balordo e vittima di qualcosa che uso solo per fare finta di essere in qualche modo sfortunato, che mi sento subito nella tempesta di Agata quando mi si fulmina la terza lampadina nel giro di una settimana. E mi ritrovo a concentrarmi su tutto quello che inutile farebbe qualcuno a me simile, ma in un modo terribilmente diverso.
AscoltareAscoltarsi credo sia simile a stare sotto un albero enorme Abbracciati sull’erba bagnata A guardare ballare la fiamma di una candela nera Che profuma di oppio October 30 Il peso del cielo"Devo capire...capire esattamente intendo. Non come fate voi che vi date risposte sommarie...io questa volta ho proprio bisogno di unire tutti i punti...come quel gioco ricordi?...Che facevamo da piccoli" Credo di aver pensato più o meno a questo guardando quel disegno in un negozio di graffiti di Gent e quella statua a Rotterdam. BenvegnùPaolo Benvegnù, cantautore portatore della corrente dell'ipersensibilismo porta un progetto strano, lo porta anche sotto le due torri, lo vado a vedere. Bevo qualche bicchiere di vino, qualche buon amico intorno...Pipitone, Carmelo intendo, anche lui, seduto al tavolo a fianco a me. Ha ancora in faccia e sulle mani di essere stato a letto con marta e guarda attento, come tutti, l'avanspettacolo di Paolo.
Dylan Thomas
Appena prima di essere preda del delirium tremens, confessai alla mia amica Liz che avevo bevuto 18 wiskies lisci. Era novembre, non un mese a caso, del 1953.
Non sapevo che sarei morto, anche se avevo capito il senso della fine forse meglio di chiunque altro prima. Se non altro perchè parlare delle sensazioni attraverso la mia corteccia era come se fossero loro a vivere me. E io riuscivo a portarle su una mensola con le mie mani stanche, che qualcuno chiama immortalità. E forse il mio volto assomigliava già più al teschio di un animale nel deserto in un giorno di pioggia. O forse al guscio di una lumaca che sa sussurrare il passare delle stagioni senza viverne alcuna.
Bob ha preso il mio nome per un vezzo artistico del mondo della musica. Scalvi ha improntato su di me uno dei personaggi più famosi delle pagine a fumetti, dandogli cognome Dog, perchè ho sempre vissuto la vita in un modo viscerale e disperato, più come un cane randagio che come un poeta maledetto.
Stravinsky scelse me per la sua opera lirica, dopo aver detto che cercava "il miglior scrittore vivente"...Io non scrissi per lui mai una parola.
Ho scritto le mie cose migliori nelle lettere d'amore, avevo bisogno delle donne in un modo che sa più di loro che della mia voglia, attore consumato e bravo a fingere, se non fosse altro che le mie storie erano la mia vita, passionale e impossibile da afferrare.
Qualche mano profana e poco visibile usa il mio senso oggi in trilogia di odio, nella parte dell'interiorità, citando un altro scrittore visionario...di regia lui...
E morte non avrà più dominio, benchè gli amanti si perdano, l'amore resterà salvo
Marta sui tubici sono poche parole, solo orecchie e occhi, per descrivere un evento come a letto con marta. E della presenza di Benvegnù bè...ho parlato in altra sede.
Io sorrido di lato a marta e ai suoi difficili passi sui tubi... Audrey(l'Interiorità - Odio, parte III) Nutro di me le mani che Mi divorano l’età Come rose di un pianeta che non ha sole e Chiede dita a me per stringere il dolore che darà Rapida la tua spina sa chiedere il colore che non ha (brucia già)
Conterò sulla schiena la tua crudeltà E le mie ossa sembrano già la mia identità Tu mi parlerai, donerai, con avidità Tutto quel che c’è non mi basterà Libra mi spetta la tua tregua
Così dolce il baco tuo in me che mi strapperà dagli occhi ciò che è inutile Stuprami ventre crea il viola con cui di me dipingerai falena fertile
Nella scelta Sta il controllo Di chi siamo
Conterò sulla schiena la tua crudeltà E le mie ossa sembrano già la mia identità Tu mi parlerai, donerai, con avidità Tutto quel che c’è non mi basterà Libra mi spetta la tua tregua
Gambe più stanche ho dall’ultimo perdono Come le volte in cui bevevi me Vino toccami, pelle replica, bocca baciami, grano nevica Un sodalizio tra le mie metà Occhi nuovi
Tra le mie voglie Vedo crescere i fiori di te Tra le tue gambe spoglie La mia mente disegna ore di me
Sulla realtà La mia mano mescola Lucidità quale carta scarterà vieni con me qui dove difesa non c’è da me e il perimetro dei sensi ti farà per me più viva tanto non c’è morte neanche dove cristo sanguina
è grazie all’ombra se mi ricordo che vivo ancora fuori me
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