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Andrea Marzocchi

Video

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AudreyHole

racconti randagi elemosinati a una mente da bar
September 10

Passi metropolitani

Nessuno attraversa la strada, sono il primo, ma non ho paura...

Mi muovo quasi sempre sottoterra e la cosa mi rende incredibilmente a mio agio...

Le ragazze disegnano ovunque sotto questi orologi che hanno il nome dell'inizio del nostro universo. Solo quello conosciuto, si intende...e io, i loro ritratti, vorrei toccarli tutti...

Prati che sembrano tappeti, i lampioni a olio, la musica ovunque, le persone che diventano aquerelli, la birra amara e sgasata, l'odore del legno, ma soprattutto questo fiume...specchio di una città dalla storia tortuosa come le sue vie...sembra un lavandino perfetto, dove pulirsi le mani dopo aver ucciso prostitute addescate nei pub presentandosi come Jack...

Qualche passo avanti a tutto, per cercare di non pensare a niente...

Londra, 3.43, notte, sembrerebbe pomeriggio se solo ci fosse luce.

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September 09

Cordate in alta quota

Io non ho la cura, ma se vuoi possiamo bere un pò insieme...e parlarci di noi.

E il fatto che una ragazza da quando diventa donna cominci a sanguinare per la maggior parte della sua vita la trovo una metafora incredibile, quasi profetica…di dolore, fascino e turbamento. I piani suonano le loro note a volumi altissimi in questo agosto raccapezzato e le mani delle ragazze giuste compiono cerchi perfetti, come ballerine immobili in posti strani dello sterno.

Sulle coste della toscana a parlarsi sottovoce, a cibarsi di tutto ciò che si vuole, a cercare il caldo anche quando è naturale che scompaia. Alcune femminilità sono così naturali nel fare cose semplici che capisco subito perchè le donne sono bellissime, e la risposta sta nei gesti, nei silenzi, nelle risposte giuste. L'odore di olio, l'oppio scuro, le mani che sembrano adagiarsi come membrane alla pelle tiepida, il burrocacao da schiena.

Assomigliare a porte d'albergo, di Motel dalla dubbia moralità, con appeso alla maniglia il cartello non disturbare. La chiave sta nel segreto di ascoltarsi, nella forza di sentire.

E le ferite d'arma da fuoco, il dolore del parto, che mi fa sudare da quel punto dietro la schiena, che non posso neanche girarmi del tutto con quest'ago nel braccio e la vita non ti lascia più in pace nemmeno per pisciare. E allora capisci le frasi celebri di Bruce Willis quando abbatte elicotteri con una mano sola. Vienimi a spiegare ora perché penso a cosa vuol dire Times New Roman, mentre vado a trovare farmacie notturne, dopo aver vissuto per un po’ a lume di candela, con il passito sulle dita, in una capanna di legno…

"Pietrasanta non la raggiungerai mai, ma in fondo che ti importa". Credo assomigli a qualche frase pronunciata dai templari, che difendevano umanità incredibili dietro a simboli leggendari di improbabile realisticità. Con le uniche armi possibili, quelle impugnate a mano...

E pensi mai ai brutti sogni dei gradini? Alle albe su paesaggi inutili per quasi tutti tranne che per loro? Che potrebbe essere tutto diverso solo guardando le labbra giuste?

La rabbia divora, la coerenza credo somigli a provarla fino in fondo...e non insegnarmi come si prepara un russian bianco, perchè su alcune cose, ti assicuro, avrò ragione. Qualche live improvvisato tra vicoli di quartiere, chet baker, sì soprattutto lui…Infine sento latenti le terribili battaglie per cose voraci, da sentirsi la terra sotto le unghie, da soffrire fino a perderci il sonno, da accorgersi che alcune cose contro cui si combatte sono proprio spaventapasseri...però a guardali, stanno proprio nella posizione di cristo, come togliergli la loro credibilità?...

Cerco vinili, ancora, nelle mensole impolverate della calda Bologna, madre cattiva, con un seno sicuramente perfetto seppure un po’ troppo grande. E piazza maggiore diventa un cinema enorme, dove un regista è esso stesso una coincidenza e fa parlare con la propria voce attori in bianco e nero che rapinano banche, che intraprendono battaglie…E gli orologi hanno subito il sapore delle arance… Una piccola iena mi dice che sembra proprio che parta la proiezione di un film a veder girare quel LP-1120 color legno...E paiono mani rovinate di una cameriera dell'ecuador le orme rovinate su questa sabbia. Vedo dei fuochi artificiali dalla spiaggia e io non guardo il bagliore di neanche uno di loro se non dal riflesso dell'acqua. Solo questo credo sia il caso di una bella riproduzione.

E giocare nudi, tra sconosciuti, nelle cucine che diventano salotti, rigorosamente a luce di candela, che tutto il resto fa male agli occhi…”tutto questo sarà un corto tragicomico”, dal titolo già scritto, dove riferimenti a fatti e persone citati sono tutti incredibilmente reali…e la realtà è una corda che scorre veloce nella mano sinistra, a bruciarla se il peso che la tira è troppo forte…

Esagerazioni subliminali, voglia di perdere il tempo, ecco alcune cose che rincorro d’estate, come dice il cantautore dal nome che mi somiglia inseguendo aquiloni. E come sempre di alcune cose mi importa terribilmente e di altre per niente, che a volte mi sento un joker interpretato male, a sorridere del caos, a chiedere di raccontare la storia delle mie cicatrici. L'odore di zolfo è meraviglioso, mi ricorda inferni in cui si è scelto chiaramente di saltare lontano da ignavi purgatori…e mi trovo a maledire, insieme a Perla e Piccola un pontile troppo illuminato, da provocare sbadigli, da togliere lo sguardo nel buio. Che Gaetano ci farebbe un falò con queste assi di legno...

Cosa ricordi della Svezia tu? Pochi capelli neri...e la voglia di tornarci.  Chi non muore si rivede è un detto geniale e leggero, ma diventa subito terribile se si pensa al suo contrario. E via cento questa notte mi sembra quasi una forza della natura, inghiottita dalla notte, con i suoi platani mortali, con i suoi fossi marci che paiono salamoia...ad attraversarla con questi occhi stanchi mi sembra di essere in pericolo su una carrozza di un paio di secoli scorsi...

E forse io...per la strada, avrò perso qualche chiave, però ho sicuramente gli occhi per vedere qualcosa di importante anche se non brilla al buio, soprattutto se può aprire qualcosa.

sera Senza nome5

July 09

Fiume

Questa notte non voglio dormire...e per questa notte intendo mai.
Bukowsky riteneva che l'alcol fosse un lubrificante sociale...Io capisco cosa voleva dire. E non è un caso che abbia incontrato Fante...e abbiano parlato dei bordi, del tabacco, della polvere...
 
La luna oggi taglia, qualcuno te lo sussurra all'orecchio, crederci o meno non è una necessità, ma un'occorrenza se sei incline a sentire ciò che fa male.
Registrare questo sipario nero è stato strano, vivere dentro ai suoni è esattamnte come te lo aspetti, infettivo e vorace. Le pareti ti cambiano, come il cibo malsano e le ore piccole...come la forza delle idee. Per arrivare all'angelo rosso seguo il samoggia, le rive dei fossi, i papaveri. Mi sembra una cosa naturale, e in effetti lo è. Il letto del fiume, il suo fondo...E chi può biasimare la paura di chi per dormire ha un letto così...
 
In relatà mi aspettavo un pò più di clemenza dal fato, e mi trovo con la mente in una sala d'attesa di ospedale, a contare le ore attraverso il suono di un elettrocardiogramma. E cosa resta, nella corteccia, in quel posto ancestrale che abbiamo in questo corpo idiota...
 
Pensavo inoltre, che dal peccato originale si fosse fatta più esperienza...Che tutto sommato un pò mi annoio, e questa volta non centra l'attesa.
 
E la laurea mi sembra un'anastesia calda, per la temperatura mi da una mano la pianura, a non sentire invece non mi da una mano nient'altro.Le favole dei vagabondi, le luci rosse, le ragazze con i vestiti lunghi e leggeri...
Vivere il mio paese, di mattina, con tutte le pieghe della notte sul petto, mi sembra il regalo più grande che mi fa questa festa di appartenenza politica scompaginata, dove si mischiano notti e giorni liquidi e a loro modo crudeli, che con alibi sconclusionati chiamano luglio e un ulteriore passare di luna per la mia età.
 
Collegare giradischi mi sembra un passatempo appagante, come le camere delle sconosciute, come le persone che valgono.
E non mi importa di niente, tranne che di tutto...
 
O fuoco in un fondo...a tutti gli esseri umani che non si muovono per camminare, a tutte le strategie inutili che non ho mai voluto neanche assaggiare, ai castelli di sabbia che vorrei essere vento per portare via, a chi ti insegna qualcosa essendo e non parlando, alle rive dei posti che hanno quell'odore acre e infinito, alle zanzare che portano dentro il mio sangue, ai sapori dolci e che si fa fatica a raggiungere, al suono delle labbra sottili...
 
Che notte splendida per le iene, potessi tenerla tutta sotto le unghie questa rabbia e portarla in un mare che voglia ascoltare...
 
lynch
April 16

Fachiri e controindicazioni

Ci sono cose che probabilmente non sentirai mai, le stesse cose che nessuno forse è in grado di darti. Ma io le so lo stesso, fanculo, e le penso ogni giorno.
E raccontare la propria terra, come dice Saviano, nel nostro paese vuol dire resistere.
La differenza tra idee e ideali ha quel sapore che ci rende animali bellissimi, uomini, come l’istinto, la verità, il sapore di sangue. E nessuno ci somiglia se abbiamo il coraggio di esistere, ma chi c’è ancora a guardare questo gioco incredibile senza regole? In quella soglia in cui vivi o morti è la stessa cosa?

E io sono dei mostri, non dei normali.

La libertà assomiglia a una matriosca fatta di due donne bellissime, ognuna con una storia da raccontarti. La prima ti dice che serve la condizione per essere liberi, quella che non ha celle, diritti mancanti, bisogni insoddisfatti, parole taciute. Ma la seconda, più giovane e sottile, mi dice che la parte più raggiungibile è proprio quella che manca alle nostre fottute generazioni: la voglia di essere liberi. Perché una grossa bugia nasconde tutto in scaffali di legno standard che assomigliano alle tanto adorate madonne anoressiche che piangono per finta.
Invece quella ragazza che bisogna essere audaci per amare, che sa di passione e fa male, perché inseguirla ti fa essere contro, inadatto alle circostanze, sembriamo averla dimenticata. Che ogni tanto bisogna essere eroi per un feroce addio. Ma baciare le labbra più belle del mondo significa parlare mettendosi le costole in mano, bagnarsi con le sensazioni, bere le tonalità.

 E i miei nonni ridono quando parlo in dialetto con loro. E io piangerò quando loro smetteranno di farlo.

Penso ai modelli, ai maestri, che come dice Pasolini devono essere mangiati e superati. E mi viene naturale immaginare Drugo dei fratelli Coen: perfetto, incompleto e sbagliato. E chi crede che questi tre aggettivi possano stare insieme forse un po’ mi somiglia.

Del resto negli appartamenti che sembrano soffitte, a macchiarsi la bocca di malto, scopro che c'era uno che aveva un anello antropomorfo che era il suo capo. Alcune cose poi chiudono cerchi e sembrano comunque apparentemente enigmi, basti pensare che la voce di Milhouse e del bambino di Shining sono la stessa. E i tricicli sono un bel modo di spostarsi, fino a che non senti il rumore di quelle ruote, in corridoi come quelli, vicino alle dimore di Foscolo.

 Le sedie bianche, i cavi elettrici un po’ curvi, le cicatrici dei fili d’erba, la voce dei binari, le battaglie delle scope, i quadri che si formano nelle stanze buie, le lumache che muoiono ingiustamente, gli incubi delle lanterne.

 Passeggio per via Paolo Fabbri e ci sono sere come queste a Bologna, in cui Guccini dovrebbe urlare nelle orecchie a tutti, vicino alle stazioni.



April 06

C'è chi dice...

Nelle sessioni ricreative, i milanesi ammazzano il sabato.
E al sabato, che ammazzano, è vero. E la Milano da bere si può trasformare in un luogo immenso, dove perdere lucidità in poco tempo. Orzo e luppolo fanno la loro parte, noi la nostra.
Che neanche a farlo apposta un gruppo prova a suonare i dopo le ore.
Sapore di coriandolo o di giglio? Ma dopo una certa è già difficile riconoscere i profili e diventa quasi naturale rincorrere a schizzarsi in una guerra d’acqua che finisce sotto le due torri, a scalarsi come cavalieri stanchi ma coraggiosi, pieni di fervore e capaci anche di cavalcare di spalle.

 E il vinile suona da Dio in questo gioco, dove la pelle tocca il legno, altra pelle e si tinge di colore.
Che tra i portici di Bologna, nelle serate come quelle, il sapore del vino nero lo senti qualunque cosa bevi, perché è lo stesso colore scuro che scorre nelle vene…

 C’è un albero, tornando da Bologna, che mi è sempre sembrato un posto perfetto per pisciare…Quando gli aperitivi cominciano troppo presto, o troppo tardi, o quando di svegliarti non avresti voglia mai, che ti grida in testa un urlo che sa di viscere…
”Io non ho sentimenti, solo sensazioni”

E i mariposa cantano che coi televisori grandi si vedono i mostri grandi

 C’è gente che mi dice che sono instabile

 Io non ho pace, e se non ti piaccio più, per che cosa piangerai

 Perché con la Y è quell’americanata che vuol dire pupazzetto

 Dai che mi piace morire da cervo

 E’ che sono molto sensibile se mi tocchi il palmo della mano

 La certezza di ogni novità è abitudine già dalla sua metà

 Sotto banco vendiamo tutto, anche le sigarette a un prezzo leggermente ridotto

 Ma scusa…nel gelato al caffé c’è la caffeina?

 Queste due dita non mi vanno

 Ve l’ho anche chiesto se volevate del cavallo

 Concedetevi di penetrarla in modo eccezionalmente lento

 Se per bastone tra le ruote intendi un p…..o allora è un bastone tra le gote

 Loro fumano perché nel fumare proiettano i loro problemi per poi interiorizzarli cercando di esorcizzarli

 Lì dove nasce la felce

 
Mediocri in salvo, di tutto il mondo, ovunque siate…ed io vi assolvo.



March 24

Matite, nuvole e vino

“Sveglio!”…Pochi secondi, mente vuota, occhi che scrutano…Che memento è una bellissima pellicola, ma anche un modo in cui si destano ogni tanto le persone come me…Poi il non riuscire a ricordarsi di dimenticare è un’altra storia interessante, sicuramente difficile, davvero…per me…
Quel tipo vestito da Messner ha girato Mediterraneo cazzo, poi sul fatto che il mattino abbia l’oro in bocca ho i miei dubbi, ma viste le traduzioni sbagliate di Nicholson e il vizio del poker direi che c’è comunque pane per i miei denti.
Il negramaro prima del pranzo, anzi, al posto di esso, ha un sapore che non mi convince, me lo devo ricordare…ma no dai…sarà questo vino che è aceto piuttosto. L’A1, le dieci di mattina e una birra belga col nero del Friuli all’orizzonte invece stanno proprio da Dio, nello stesso modo in cui si mischiano perfettamente gli ingredienti del russian bianco, o come le idee che colmano i collegamenti giusti.

Pierino vince un ombrello con la vodka pelosa al supermercato, Spugna cerca di aggrappare Pimpy con l’arpione metallico a monete con noi che gli urliamo “Abbassalo!!! Ora!!!”…Poi via a saltare pozzanghere come fossi, alcuni per mano, altri a cercarle, con gli occhi truccati di nero.
“Il mio dermatologo mi consiglia lo Xanax”…maledizione occhio scuro, questa cosa fa anche un pò paura, ma del resto non tutti sono una leggenda. E gli orti a bordo delle autostrade, vicino ad alcune case, è vero che mettono un senso di tristezza, di quelli che fermano il tempo, che per un attimo sei negli occhi di un serial killer, che potrebbe muovere le mani a spezzare una vita con quel cinismo impassibile di chi sotto la retina ha immagini così.
E i radiohead, a sentirli bene…commuovono, sicuramente, per lo meno, con me lo fanno, e a volte spiegano senza dire niente, come le cascate, come il freddo, senza bisogno che ne vengano citate le parole in un caos calmo.
Frico, polenta, qualche morso di pesce, un Tocai che sa farsi valere e un Cabernet che invece combatte male, ma del resto chissene, che poi sto mangiando con Paternoster e Piedi, in un’osteria dove la gente sa bere, e per questa abilità intendo chi i banconi li conosce e conosce anche l’uva.

 Qualcuno che non sente, qualcuno che non respira, qualcuno che non ha…La nicotina è una bestia strana, che nella mente mi appare morbida e arancione come i filtri delle sigarette. Il deposito giordani me lo immaginavo proprio così, con un vecchio pulmino in un angolo, i ragazzi morti con gli strumenti che funzionano male, ma con tanto di quel cuore alle spalle, nelle parole e nelle mani, da fare paura. Come i dipinti di Frida, le sue donne che zoppicano e i cani che piangono, che non si tratta di fidarsi o meno, ma di perdersi nella bellezza di un essere femminile ubriaco di vita, sensibile e sanguinante. E con loro gli scheletri messicani, simboli incredibili e festosi, denti bianchi separati da linee nere, senza gengive, dai cognomi Calavera. E dopo tutto io non riesco pensare ad altro che a: vino toccami, pelle replica, bocca baciami, grano nevica...

E questa macchina ora, dovrebbe essere una reggia per contenere questo gesto, che i tuoi occhi, con quel taglio dolce e un po’ triste mi danno sempre i brividi, come fanno solo le principesse nere o le persone che hanno segreti meravigliosi.

Sarà difficile dormire Enrico, e i banconi dei bar con questa musica improvvisamente da Milano-da-bere sono solo gradini nuovi in cui ognuno corre in un modo diverso.

“Torno io a prendervi lì, arrivo, !arrivo!!!, ho un faro solo
“Un parasole ha detto” e penso nel frattempo che in realtà arrivi cavalcando criceti giganti come quelli che usa la sua eroina bianca.
“Si dorme da me…quel tappeto l’ho anche lavato stamattina”
“Bè ottimo, magari io ho anche da fumare”
“Sì sì, giusto un po’ per stare insieme”

Arancia e amaretto di saronno dopo le quattro è un azzardo, come un bluff da doppia coppia su un piatto troppo grande, però si può fare. Soprattutto se hai disegni sparsi ovunque, se guardi cortometraggi assurdi proiettati su una parete, se quello a cui passi da fumare ha disegnato il re bianco, se ti lavi la faccia in un bagno con Piera degli spiriti, se il salotto è affrescato dalla scommessa che hanno fatto i ragazzi morti, quella di condividere, come la birra che mi da Luca sotto il palco o come i filmati di Toffolo da bambino, nei quartieri popolari che conosco dalla sua matita. E lui che saluta, tutt’ora adolescente, sul divano di casa, chiamandoli mamma e papà quelli che erano i suoi genitori, ripetendo più volte che sua madre era bellissima…
“Non riesco proprio a inserirla la password di questo mac…scrivo sempre il mio cognome con tre F, sono proprio un megalomane del cazzo…tosse…e anche un po’ ubriaco…mamma mia che figo il mio cinema personale”…è proprio vero…è bello stare qui, con la mente a tremila…
”Ho preso una casa sul lago per finire Magnus, anche per il rispetto che dava lui alla solitudine”…

Poi si diventa tutti orchi, nella mattina dopo la notte in cui qualcuno trema, separati a Pordenone, in case stanche e cariche di sogni di chi ancora sa davvero desiderare.
Questa radio è troppo bella e vecchia per non parlare anche in un’alba praticamente insonne, tra le matite e il vortice di un tappeto a spirale…


E la libertà non si compera…ma la possiamo cantare.



February 19

Maledetti cartelli stradali

E capire che non si è liberi è la vera conquista…

Come posso parlare di me se tu gli darai un significato

Ho smesso di spiegare da quando penso che non c’è nessuno che possa capire

Che il silenzio e il non fare rumore sono virtù romantiche e che fanno una paura terribile…ma solo se hai un pubblico…e se non ce l’hai allora resta il detto più saggio del mondo:”che si può anche stare zitti se non si ha niente da dire”…

Sedersi un poco da soli…Adolescenti per sempre…

Le pareti sono solo rette infinite…che alla fine finiscono per incontrarsi tra loro formando angoli

E gli angoli sono un posto perfetto per morire…

Perdersi è la risposta…la soluzione…l’unica risorsa…ma non lo puoi cercare, non lo puoi leggere, non lo puoi credere…forse viverlo puoi…in un mondo e in un modo che non conosco…E per non conoscerlo non intendo il non riuscire a farlo, ma non capire il come e il perché…

Che le capacità non sono tali se non si riescono a controllare…

 

E uccidere le sensazioni, per sentire quello che ti sussurrano all’orecchio prima di morire, quel momento dove ogni cosa è sincera e lascia solo ciò che è…come nelle grandi rappresentazioni

 

“Quello che si fa in due si fa anche in tre è il trailer di un film porno o una citazione di Pasolini?

C’è un po’ di pasolini e un po’ di porno in tutti noi…”

 

Cercare un posto in paradiso non fa parte di come sono fatto…ma cosa lo è?

Forse prendermi quello che voglio…ma bisogna averne le capacità…le mani giuste…

Maledetti cartelli stradali tutte le direzioni, maledetta la mia assenza di orientamento…

 

Le alci sono animali stupendi, ma bisogna saperci trattare. Anche quando le mosche invadono la carne prima che tu possa consumare il tuo pasto…nelle terre selvagge.

 

 CANEpasolini    toffolaxx    

January 23

Siamo egocentrici come i gatti scappati dai condomini

 

Siamo egocentrici come i gatti scappati dai condomini…ecco la voce che arriva dalla centrale elettrica e le sue luci.

“Quanto pensi di metterci?”…”Tutto il tempo necessario”…E io te lo toglierei quel viso impassibile, piantando gli occhi nei tuoi. E ti direi che le parole sono importanti e quel tempo necessario può essere troppo lungo per me da aspettare…Te lo spiegherei a schiaffi come Moretti in palombella rossa…Te lo spiegherei come si fa alle donne che ci mettono troppo tempo per truccarsi…

Ecco come dialogo col destino…o con qualunque cosa mi aspetti.

L’attesa, mi piace da morire…è una verità che divide la parte vorace che vuole colmare l’assenza e quella che gode dell’indeterminato e del possibile. Sorrido a Buzzati e al suo deserto dei tartari, che mi sembra di viverci nella fortezza Bastiani. Gli sorrido di lato, come quando oltre all’ironia c’è intesa su qualcosa di a suo modo terribile.

 

L’immortale è bianco, come le rose che non chiedono sangue.

E mi viene da pensare una frase del genere proprio sopra distese interminabili di neve su una di quelle panchine metalliche sospese, che l’uomo chiama seggiovie.

 

Delle cose di cui non sono capace sono proprio sicuro, di quelle invece in cui mi trovo abile, non ho alcuna certezza. E nell’essere rassicurati nessuno di noi finirà mai la soddisfazione…alcuni forse però ne finiscono il bisogno.

Su alcune incredibili verità si possono scrivere delle storie, mentre altre volte sono le verità che ci vengono spiegate da racconti stupendi.

Filosofia delle pareti, i vizi della società del consumo, e gli incontri buddisti in Saragozza mi si dipingono sulla retina come una conseguenza di tutto questo, non come una scappatoia...

 

Ho fatto un corso di scienze politiche, sono portato naturalmente ad avere una appartenenza di partito, me lo dicono le feste dell’unità in cui passeggiavo da bambino e forse un po’ anche la storia del mio cognome…Però devo ammettere che capisco il significato per cui è da un po’ che la politica mi disgusta e credo sia lo stesso motivo per cui posso passeggiare per la capitale del sacro romano impero…sì credo che il problema sia proprio l’Italia.

 

Che persino sul mio tabacco da masticare è cambiata la legislazione…e queste maledette imposte diventeranno gradini tropo alti e vi rinuncerò come alle cose accessorie. Quando invece le regole di un buono SNUS sono sempre le stesse: tabacco cubano, acqua norvegese, fatti in Svezia. Che sia proprio io ad aver accentuato l’attenzione su questo fenomeno di importazione?!?!…no no…non sono mai andato di moda. Manca poco dai…arriveranno a tassarci anche i piedi, che diventerà troppo costoso persino camminare e gireremo tutti sulla sedia a rotelle e ci si troverà a produrre birra alla vecchia orsa nel programma di assistenza invalidi…

 

Se però hai le carte giuste da giocarti, è anche un attimo trovarsi sotto un cielo di campagna con un badile in mano, a essere l’imperatore di un fuoco e delle sue braci, con cui si cuocerà la tua carne.

Oppure a vedere uno dei tuoi amici mettere in bocca l’intero contenuto di una confezione di caramelle ultraforti alla menta, cercare di comunicare il proprio disagio a mugugni e infine diventare satanicamente pelato.

 

I mondi di Kubrick e le scenografie di piazzetta betlemme, la finestra di via Piella sui canali, la Sposa del vento, la mani di Seta, un paio di fotografie stupende, in bianco e nero, appoggiate distrattamente sotto un posacenere, in un terrazzo d'inverno con una luce che impedisce la vista di quasi tutto ma non dei profili...

 

Mentre raggiungo la sala prove vedo una sedia a bordo della strada ghiaiata. E’ colorata di un azzurro spento. L’ho vista per un attimo, illuminata dai fari, non ho neanche rallentato. Una volta sorpassata mi sembra proprio che patisse il freddo di questo inverno e mi ricordo dove l’ho già vista e perché questo moto di affetto. E’ una di quelle sedie che c’erano negli asili, quando eravamo piccoli noi degli anni ottanta…e mi viene subito in mente che da quel decennio non si esce vivi.

D’altronde sono nato proprio nell’83, l’anno del “Senso della vita” dei Monty Python, qualcosa vorrà pur dire.

 

Ci vorrebbe proprio un bianconiglio qualsiasi, a gridarci forte in un orecchio che è tardi e che poi ci accompagnasse in un mondo nuovo. Almeno per un po’.

 

 

Senza nome

December 05

Autunno

Sì esatto piove, ma non sono sicuro di considerarlo un problema.

“La pioggia come opportunità”, avanspettacolo emiliano nelle notti del Saara, ecco cosa mi viene in mente invece che pensare alla tesi. “Senza nessuna H si scrive il nome di quel deserto, ne sei sicuro?” Mi sembrava più adatto sospirarlo, almeno per rispetto ai predoni e alle atroci sofferenze dell’arsura…o a quando ci vedi l’alba, che il tuo respiro sicuramente fa quel suono.

Bè c’è chi adora i panorami stupendi, immortali, sono tra questi sia chiaro, ma ho anche dentro quella nostalgia della nostra pianura, il cielo grigio anche di notte, la nebbia che ti ruba come un guanto, l’aria che sa di acqua…Non è forse un mare tristissimo e immenso l’orizzonte infinito che circonda le due torri?

I cantautori, ecco perchè è naturale nascere tristi e romantici a Bologna.

Gli umori cadono più veloci in autunno, soprattutto per chi è randagio, ma c’è la settimana del jazz nella mia città dei portici, e credo sia un buon momento sia per essere allegri che per piangere se qualcuno suona in un modo così libero che non rimane che ascoltarne il sapore. Le colonne dalle luci arancioni, le notti che si specchiano nelle pozzanghere, le osterie viste attraverso i bicchieri di vino, i polpastrelli delle ragazze dai capelli ricci, l’odore del legno, il fumo che colora l’aria…ecco a cosa somiglia questa musica dietro le palpebre.

C’è un ragazzo americano di fianco a me, non apre gli occhi per quasi tutto il concerto e mentre Mehldau suona i Radiohead io mi chiedo cosa stia pensando quella ragazza che balla sui palchetti del teatro, ma non trovo risposta, solo un’intuizione, come poi è quasi tutto per me.

Leggo Tres su un autobus in strada maggiore, in silenzio assoluto mentre la mia testa urla: ”quanto occorrerebbe oggi una rivoluzione” rubando le parole a Moltheni. E lo urla così forte che per un momento supera il suono delle ruote sui pavimenti irregolari e bellissimi di questa via.

Poi viene sera e vorrei essere a Firenze a bere martini lung’Arno oppure a Roma su quel terrazzo stupendo, a bagnarmi la testa bevendo tanto russian da perdere l’equilibrio.

Cos’è che ho sognato stanotte da svegliarmi così male stamattina…no anzi…cosa continuo a sognare da due anni? O che sia l’assenza di sogni?

I fili d’erba di una campagna ghiacciata, gli spazzini del tempo, le lucciole che non vivono più, i tassi di cambio, le rose nere. Penso sarebbe bello baciarsi fino a capirsi davvero.

I marta sui tubi parlano di scrivere poesie sulla schiena usando i nei come punteggiatura e mi drogo con loro di caffè e malto, mentre mettono giù le loro idee in quel modo umano e che sembra una storia raccontata bene. Che strano trovarsi sullo stesso tappeto dove ho registrato anche io con un chitarrista che ha nelle dita la possibilità di parlare.

I salotti mi piaccio a luci basse e con le persone giuste.

Il vino è tutto per me…I national dicono anche che sono l’uomo di novembre e Milano mi deprime in un modo che sa proprio di Italia cazzo…

Ma poi perché Lynch è un fottuto genio che neanche gli Afterhours mi farebbero riprendere da questa tangenziale. C’è un maledetto mondo che ha delle redini strane, che so prendere a due mani, e sta in un cielo di ghisa arancione anche quando è notte da tempo.

Tutte le volte che mi chiedo: “cosa c’entra adesso questo?”, mi ricordo che ho nello zaino un libro sui derivati finanziari e uno di poesie di Neruda e mi sembra naturale rinunciare a capire.

Dal finestrino del treno vedo le luci sui pali a tridente dell’aeroporto, che viste dalla campagna, bianche e spettrali, con le lepri che gli corrono in mezzo inseguendo il niente, sembrano trinità pagane di una fantascienza strana e mi viene subito da pensare a delle cose quotidiane e surreali, come il mestiere del casellante autostradale descritto negli spettacoli di Benvegnù.

“Cosa bevo stasera?”…Qualcosa di cinematografico sicuro. Sono caduto, che brutta figura…Ma che mi importa se sento tutto quello che faccio come piastrelle umide sotto un palmo bagnato.

Balordo e vittima di qualcosa che uso solo per fare finta di essere in qualche modo sfortunato, che mi sento subito nella tempesta di Agata quando mi si fulmina la terza lampadina nel giro di una settimana. E mi ritrovo a concentrarmi su tutto quello che inutile farebbe qualcuno a me simile, ma in un modo terribilmente diverso.

 

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Ascoltare

Ascoltarsi credo sia simile a stare sotto un albero enorme

Abbracciati sull’erba bagnata

A guardare ballare la fiamma di una candela nera

Che profuma di oppio

October 30

Il peso del cielo

"Devo capire...capire esattamente intendo. Non come fate voi che vi date risposte sommarie...io questa volta ho proprio bisogno di unire tutti i punti...come quel gioco ricordi?...Che facevamo da piccoli"

"Lascia che rimanga nuda ancora un pò, su questo letto di piombo, non è ancora il momento di pensare, mi sembra inopportuno, stupido, anche vuoto. Non vedi che mi sento così leggera..."

"Quella tua fottuta testa da oppio, che è quasi due giorni che non vedo un raggio di luce, e non mi venire a dire che ti senti davvero leggera, lo dice anche la bibbia di Kundera che hai fatto solo un passo nel tuo cerchio e il peso non tarderà ad arrivare. E non montarti la testa, che deve essere solo una coincidenza che quella tua camicetta sia identica alle mie tendine."

"Devono essere invece questi miei capelli neri, e il mio sembrare slanciata anche se mi metto così vedi...un pò piegata, a mandare a fanculo tutti i tuoi scaffali di cemento e a farti desiderare soltanto di stare in silenzio, e risolvere quel tuo buco dentro"

"E tu come lo sai, del buco?"

"Cosa credi, che sia solo una stronzetta a cui piace la torta di mele, fumare con una liquerizia pura in bocca e indossare rigorosamente biancheria a puà? Mi sono seduta di fianco a te a sorseggiare il mio caffè lungo, perché mi sembrava più dolce vicino all'amaro del tuo sterno"

"Maledizione! Maledizione cazzo! Sempre persone che possono vederlo, toccare la cicatrice, di questa tormenta che ho dentro. E dire che ho fatto l'amore, l'ho fatto bene, guardando nei tuoi occhi neri solo come a un pozzo in cui saltare. Lasciami fumare adesso, che tenendo le palpebre socchiuse mi sembra quasi di vederlo il mare."

"Mi piaci lo sai? Mi sembri un eroe stanco. Di quelli dei romanzi noir, che non si radono per giorni e possono pensare per ore alla forma dei cerchi nelle pozzanghere."

"Che io ti piaccia o no, oggi sento tutto il peso del cielo di Berlino addosso. Che lo tiene su un colosso precario. E uno di questi giorni vado lì, a fargli il solletico, e mi lascio schiacciare."

"Non farlo, ti prego, almeno per le tue labbra bellissime."

"Non lo farò, non per ora, ma stai qui ancora un pò, a farmi sentire il respiro di chi come me può sentire. Sai...mi fanno impazzire quelle calze scure indossate con quelle scarpe da sera...voglio dire...credo non starebbero bene a nessuno, tranne a te."

"Baciami, che ho appetito."

"E tu coprimi, che ho freddo"




Credo di aver pensato più o meno a questo guardando quel disegno in un negozio di graffiti di Gent e quella statua a Rotterdam.
Sarà il mio vizio per le storie...O l'aria di Berlino…O solo l’ennesima cosa che non riesco a capire…




Benvegnù

Paolo Benvegnù, cantautore portatore della corrente dell'ipersensibilismo porta un progetto strano, lo porta anche sotto le due torri, lo vado a vedere. Bevo qualche bicchiere di vino, qualche buon amico intorno...Pipitone, Carmelo intendo, anche lui, seduto al tavolo a fianco a me. Ha ancora in faccia e sulle mani di essere stato a letto con marta e guarda attento, come tutti, l'avanspettacolo di Paolo.
Una ciurma sul palco, canzoni strane, belle, una sperimentazione musicale tra teatro e prosa. Solo con bergonzoni credo, ho riso così tanto...E devo dire, fanculo, gli somiglia anche...
Tra tutti mi colpiscono i suoni della viola...mastico tabacco...è l'una in un attimo e come tutte le cose migliori...finisce.

Poi esco, saluto i marinai, sembrano ancora recitare, ogni parola rimane preziosa.



Dylan Thomas

Appena prima di essere preda del delirium tremens, confessai alla mia amica Liz che avevo bevuto 18 wiskies lisci. Era novembre, non un mese a caso, del 1953.

Non sapevo che sarei morto, anche se avevo capito il senso della fine forse meglio di chiunque altro prima. Se non altro perchè parlare delle sensazioni attraverso la mia corteccia era come se fossero loro a vivere me. E io riuscivo a portarle su una mensola con le mie mani stanche, che qualcuno chiama immortalità. E forse il mio volto assomigliava già più al teschio di un animale nel deserto in un giorno di pioggia. O forse al guscio di una lumaca che sa sussurrare il passare delle stagioni senza viverne alcuna.

 

Bob ha preso il mio nome per un vezzo artistico del mondo della musica. Scalvi ha improntato su di me uno dei personaggi più famosi delle pagine a fumetti, dandogli cognome Dog, perchè ho sempre vissuto la vita in un modo viscerale e disperato, più come un cane randagio che come un poeta maledetto.

 

Stravinsky scelse me per la sua opera lirica, dopo aver detto che cercava "il miglior scrittore vivente"...Io non scrissi per lui mai una parola.

 

Ho scritto le mie cose migliori nelle lettere d'amore, avevo bisogno delle donne in un modo che sa più di loro che della mia voglia, attore consumato e bravo a fingere, se non fosse altro che le mie storie erano la mia vita, passionale e impossibile da afferrare.

 

Qualche mano profana e poco visibile usa il mio senso oggi in trilogia di odio, nella parte dell'interiorità, citando un altro scrittore visionario...di regia lui...

 

E morte non avrà più dominio,

benchè gli amanti si perdano, l'amore resterà salvo

 

 

Marta sui tubi

ci sono poche parole, solo orecchie e occhi, per descrivere un evento come a letto con marta.

Cominci a bere presto, con loro, insieme a gente e artisti che da tutto lo stivale vogliono condividere un letto solo, di una ragazza che quando balla fa venire le vertigini.

Loro sul palco, anche in uno piccolo come quello del wolf, fanno paura a Dio. Tra cover di Buckley e Testaradio che odorano ancora di Sicilia, quando appena saliti a Bologna, giravano il pratello a eseguire i brani dei loro artisti preferiti, in cambio di una caraffa di vino.
E non è facile davvero far venire i brividi suonando cose nate da maestri così.

Poi viene il buio vero e si sta tutti insieme sotto il tetto di una casa arredata, dal nome del demone estragone.
La naturalezza è quella di chi recita poesie.
Sono limpidi e vicino alla gente. E' una questione di energia.

Questi tre ragazzi, usano suoni, parole e tempi, per raccontare delle storie.
Suonano bene è l'etichetta sul farmaco, gli effetti collaterali è che lo fanno in un modo che da la pelle d'oca.
E sotto le coperte con marta, sembra davvero di fare l'amore.

Un inchino anche all'intervento di Umberto (Moltheni si è esibito in "montagna nera"...attendo la sua esibizione in quel del covo con affetto)

E della presenza di Benvegnù bè...ho parlato in altra sede.
Non mi ricordavo così prolisso, sono imperdonabile...mi sembro una di quelle pozzanghere d'autunno che a causa del fango e dei colori aranciati se ci cade una foglia dentro fanno piccole onde per un tempo interminabile.



 

Io sorrido di lato a marta e ai suoi difficili passi sui tubi...
E con questo onore agli equilibristi che fanno di virtù camminare su superfici precarie, con tutto il mondo sotto a sperare che cadano, per strappare un’emozione prima della fine. A volte cadono è vero, ma loro ci provano a camminare su quel filo.


Audrey

(l'Interiorità - Odio, parte III)
 

Nutro di me le mani che

Mi divorano l’età

Come rose di un pianeta che non ha sole e

Chiede dita a me per stringere il dolore che darà

Rapida la tua spina sa chiedere il colore che non ha (brucia già)

 

Conterò sulla schiena la tua crudeltà

E le mie ossa sembrano già la mia identità

Tu mi parlerai, donerai, con avidità

Tutto quel che c’è non mi basterà

Libra mi spetta la tua tregua

 

Così dolce il baco tuo in me che mi strapperà dagli occhi ciò che è inutile

Stuprami ventre crea il viola con cui di me dipingerai falena fertile

 

Nella scelta

Sta il controllo

Di chi siamo

 

Conterò sulla schiena la tua crudeltà

E le mie ossa sembrano già la mia identità

Tu mi parlerai, donerai, con avidità

Tutto quel che c’è non mi basterà

Libra mi spetta la tua tregua

 

Gambe più stanche ho dall’ultimo perdono

Come le volte in cui bevevi me

Vino toccami, pelle replica, bocca baciami, grano nevica

Un sodalizio tra le mie metà

Occhi nuovi

 

Tra le mie voglie

Vedo crescere i fiori di te

Tra le tue gambe spoglie

La mia mente disegna ore di me

 

Sulla realtà

La mia mano mescola

Lucidità

quale carta scarterà

vieni con me

qui dove difesa non c’è da me

e il perimetro dei sensi ti farà per

me più viva tanto non c’è

morte neanche dove cristo sanguina

                                

è grazie all’ombra se

mi ricordo che

vivo ancora fuori me

 


 
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